L’immaginario della sinistra scivola nel Pantheon di vescovi e Papi

Ciniconi come siamo, abbiamo sempre ironizzato, e a volte deplorevolmente sghignazzato, sul Pantheon buonista di Walter Veltroni: molto Sixty-Seventy, come una minigonna ideologica di Mary Quant o un versetto non satanico di Pasolini, pieno di tutti i Kennedy vivi o morti, dei sogni di Martin Luther King ma anche di Berlinguer e Sacco & Vanzetti. Dobbiamo fare ammenda: in fondo c’era del metodo, del gusto, e persino dell’immaginazione politica nella new age veltroniana.
9 AGO 20
Immagine di L’immaginario della sinistra scivola nel Pantheon di vescovi e Papi
Ciniconi come siamo, abbiamo sempre ironizzato, e a volte deplorevolmente sghignazzato, sul Pantheon buonista di Walter Veltroni: molto Sixty-Seventy, come una minigonna ideologica di Mary Quant o un versetto non satanico di Pasolini, pieno di tutti i Kennedy vivi o morti, dei sogni di Martin Luther King ma anche di Berlinguer e Sacco & Vanzetti. Dobbiamo fare ammenda: in fondo c’era del metodo, del gusto, e persino dell’immaginazione politica nella new age veltroniana. Niente a che vedere con il fumo di candele che ci ha annebbiato, fin quasi a stordire, ai piedi dell’altare di Sky, mentre i cinque dell’Avemaria sgranavano le giaculatorie. Genuflessi, a gentile richiesta del conduttore, i pellegrini della Via primaria hanno aperto il cuore e tirato fuori le immaginette: su otto, due erano sottanoni (e che sottanoni) e tre democristiani. Non si sperava di trovare un comunista, del resto anche Mao in Cina ormai serve per le etichette della birra, ma almeno un santo laico, un abortista tormentato, una libertaria icona gay. E invece. Nell’iconostasi di Bersani c’è Giovanni XXIII, forse per la Pacem in terris, o forse perché al Papa della Coalizione in fondo s’addice una profezia giovannea: “Ognuno può diventare Papa. La prova di ciò è che io lo sono diventato”. Bruno Tabacci, l’unico oriundo democristiano, ha citato Alcide De Gasperi (sai lo sforzo, ci era arrivato pure il Cav.), e Marcora il basista: non proprio una pop star da infiammare i cuori di sinistra. Laura Puppato ha in borsetta il santino di Tina Anselmi, ma deve averglielo dato Marco Paolini, e del resto se il Veneto è bianco, lei che può fare? Nichi Vendola invece ha una nostalgia canaglia di Carlo Maria Martini e delle sue narrazioni progressiste sulle zone grigie della coscienza. Ingrato Vendola, già che c’era poteva citare pure il suo idolo sanitario don Luigi Verzé.
La religione, si sa, non ha più quello spazio pubblico che si pretendeva una volta. Ma almeno nella Coalizione s’è guadagnata il suo altarino, e ogni candidato ha il suo demì-cristiano da mettere sul comodino. Tranne Matteo Renzi, che con la sua smania di essere diverso si è impantanato alla fine nella scelta sorniona, ma non sorprendente, di Nelson Mandela (e sai che sforzo, c’era arrivato pure Clint Eastwood). Vabbé che don Milani l’ha dovuto rottamare con Veltroni, ma dimenticarsi di Giorgio La Pira è stato imperdonabile, gli toglieranno la promessa dei boy-scout e lo metteranno in castigo.
E adesso, cari candidati, date una carezza ai vostri bambini. E prima di uscire di sacrestia, spegnete le candele.